Dieci anni dalla morte, Torino ricorda don Giussani
Nel decimo anniversario di morte del fondatore di Comunione e Liberazione, l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia celebrerà una Messa di suffragio martedì 24 febbraio alle 21 presso il Santuario torinese della Consolata

A dieci anni dalla morte di Giussani verrebbe da dire: «dieci anni senza di lui», eppure sono stati, evidentemente, dieci anni «con lui». Non è un modo di dire spiritualistico: don Julian Carron, il successore scelto proprio da Giussani, ha saputo aiutare tutti, «ciellini» e non, a scoprire, o meglio, a riscoprire (soprattutto i «suoi») il carisma vero di questo prete eccezionale, che colpì così profondamente Giovanni Paolo II e il cardinal Joseph Ratzinger, poi papa Benedetto XVI. E viene da pensare che sono ormai vicini anche i dieci anni dalla morte di papa Wojtyla, dieci anni nei quali è cambiato tutto, con papa Francesco che oggi (come ha scritto don Carron nella lettera a quanti il 7 marzo saranno a Roma attorno al Pontefice per ricordare il decennale dalla morte del «Gius» e dei sessant’anni dall’inizio del Movimento) dà «la sua continua testimonianza» di un magistero «così pertinente alle sfide del presente».
Quest’anno, lo si capisce bene, l’anniversario della morte di Giussani passa sotto la luce del grande evento del 7 marzo a Roma che fa capire che cosa significasse per il «Gius» il rapporto con il Pontefice della Chiesa nel cammino della fede. «Tutti noi siamo stati educati – ha scritto Carron nella lettera - a riconoscere nella figura di Pietro il fondamento della nostra fede». E ora Pietro è nel volto di Francesco, del quale Carron parla in un modo così radicale: «Senza la sua figura, nella quale si manifesta in modo eminente la successione apostolica, la nostra fede sarebbe destinata a soccombere tra le tante interpretazioni del fatto cristiano generate dall’uomo. Che semplicità occorre per riconoscere e accettare che la vita di ciascuno di noi dipende dal legame con un uomo in cui Cristo testimonia la sua perenne verità nell’oggi di ogni momento storico! E quanto sembra sproporzionato che tutto abbia la sua consistenza nel legame con la fragilità di una singola persona, scelta per questa missione! Eppure, la conferma che ciascuno di noi ha nella propria esperienza del fiorire della vita nella misura in cui lo segue, proprio questo costituisce la più grande risorsa per la nostra adesione incondizionata al Papa, che non può che esprimersi nella domanda sincera e umile di una sequela semplice, tanto siamo convinti che seguendo lui seguiamo Cristo».
E quanto a Giussani, «con il trascorrere degli anni – dice don Carron nella sua lettera per l’evento romano del 7 marzo - cresce la gratitudine che sentiamo per il dono della sua persona, della sua testimonianza e della sua dedizione totale nell’accompagnare ciascuno di noi affinché potesse diventare sempre più maturo nella fede. È così che ci ha trascinati a Cristo, rendendoLo sempre più affascinante, fino a farLo diventare la Presenza più cara nella nostra vita. Il tempo che passa, le circostanze storiche che ci troviamo ad affrontare, la nostra disponibilità a lasciarci ‘guidare’ da don Giussani, lo rendono sempre più autorevole ai nostri occhi».
«Vivendo intensamente il reale in cui era immerso – conclude don Carron - ha anticipato giudizi e ci ha offerto indicazioni preziose per affrontare questioni e scenari che oggi sono davanti agli occhi di tutti e che non potevamo immaginare prima. Come non trascorrere questo decimo anniversario della sua morte traboccanti di gratitudine verso di lui, per averci introdotto a una pienezza del vivere che senza di lui non ci saremmo neanche sognati!».
Adriano MORAGLIO
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