Mons. Nosiglia: "Tutti siamo responsabili ed è necessaria maggiore organizzazione e professionalità”
L’arcivescovo di Torino è andato a trovare le persone ferite nel tragico evento di Sabato scorso, che sono ricoverate nei vari ospedali della città

Mons. Nosiglia si è intrattenuto con i parenti e i medici e con il personale sanitario che li ha in cura; ha pregato e benedetto i pazienti invocando il Signore e la Madonna Consolata perché accompagnino il loro faticoso cammino e diano loro fiducia e speranza. Al termine delle visite mons. Nosiglia ha risposto a qualche domanda dei giornalisti. Ecco gli estratti principali delle sue dichiarazioni.
«In questi giorni si è parlato abbondantemente di quanto accaduto sabato sera a Torino. La conseguenza più tragica, su cui è necessario tenere i fari accesi e seguire con la massima attenzione e impegno, riguarda le persone che hanno subìto danni fisici e morali anche gravissimi di cui portano oggi il peso - e lo porteranno per molto tempo. Fin dall’inizio ho seguito i casi più gravi con la mia preghiera e il mio interessamento grazie ai cappellani degli ospedali che mi hanno tenuto sempre aggiornato e a cui ho detto di portare alle persone ferite e alle loro famiglie l’assicurazione del mio ricordo al Signore.
Con la mia visita oggi intendo richiamare a tutti le condizioni in cui versano queste persone e i loro cari. Queste sofferenze, dolorose, contengono anche un forte richiamo a ciascuno di noi, a sentirsi corresponsabili e a comportarci con uno stile più solidale per far sì che la città sia vissuta davvero come la nostra ‘casa comune’ di cui tutti a vario titolo dobbiamo farci carico e dobbiamo considerarci custodi. Questo è l’impegno che dobbiamo assumere, affinché non accadano più situazioni come questa e la città sia vissuta da tutti i suoi cittadini con serenità, solidarietà e fraternità.
Auguro che anche che le persone che versano ancora in condizioni difficili possano superarle; e chiedo al Signore di sostenere la professionalità dei medici e del personale sanitario, che ringrazio, perché possano trovare le cure necessarie a raggiungere questo risultato positivo. So che per alcuni ricoverati si intravvedono ormai sbocchi positivi mentre per altri dobbiamo davvero affidarci al Signore: non deve cessare la nostra preghiera incessante e carica di fede.
La mia visita ha voluto essere un gesto di solidarietà e di amore verso di loro e i loro cari ma anche un richiamo severo che non ci faccia dimenticare queste conseguenze dolorose che il fatto ha determinato perché sia un monito per il futuro. Qualcuno ha detto: «sarebbe potuto capitare una tragedia come in altri casi simili è avvenuto». Io dico: è stata una tragedia e come tale va considerata in tutta la sua drammaticità. Non è il numero di feriti o morti che determina il peso negativo di simili fatti, perché basta anche solo una persona che ne porti le tragiche conseguenze per non farci giudicare la cosa come meno importante per la nostra vita civica.
Al Signore ho chiesto di parlare al loro cuore con espressioni di amicizia e di speranza perché solo lui può farsi ascoltare nel cuore e dare sostegno e forza. Ai parenti ho detto di stare vicino con amore parlando ai loro cari anche se sembra che non possano ascoltarli, perché questo è il balsamo di cui in queste circostanze si ha bisogno: l’amore aiuta a vivere sempre sia per chi lo dà come chi lo riceve».
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