Libro, una sola manifestazione per due città?
Dopo la riunione con tutti i protagonisti della vicenda, il Ministro Franceschini annuncia l’intesa per un solo evento

Quanto annunciato dal Ministro dei Beni Culturali e Ambientali Dario Franceschini circa il destino del Salone del libro di Torino, è la naturale conclusione di una vicenda piuttosto amara tutta all’italiana.
Da oggi, si lavora, ha spiegato Franceschini dopo la riunione con tutti i protagonisti, “per la costruzione di un unico evento che metta insieme Milano e Torino nelle stesse date, che lavori sulla differenziazione di ciò che farà Torino e Milano e che punti a un’unica governance”. Tradotto, un unico evento con due sedi. Una sorta di MiTo del libro invece che della musica.
Certo, ci sarà chi a questo punto si straccerà le vesti e parlerà dell’ennesimo scippo ai danni di Torino; c’è chi, invece, farà finta di non capire e parlerà di due eventi, distinti ma uniti, con Torino a conservare tutto il suo primato culturale e Milano a fare la parte più commerciale. Lo spazio per le distinzioni in punta di penna c’è tutto: lo stesso Franceschini ha dovuto precisare che occorrerà adesso molto impegno per capire come possa “avvenire questa differenziazione di funzioni di un unico evento su due sedi, sia anche da un punto di vista giuridico rispetto a soggetti che ci sono già”. Pare di leggere frasi della politica di tanti anni fa che facevano delle “convergenze parallele” uno dei loro fondamenti.
La decisione probabilmente è stata presa pensando di accontentare i contendenti, ma c’è da chiedesi chi ne uscirà penalizzato. Rimangono per ora i fatti. Due grandi metropoli che hanno litigato, due entità giuridiche (ed economiche) contrapposte, i migliori nomi dell’editoria nazionale gli uni contro gli altri, un ministro chiamato a fare da arbitro. Una brutta figura di fronte alla cultura, quella vera naturalmente.
Adesso, forse, tutti sono stati ricondotti alla realtà. D’altra parte, pensare di fare due manifestazioni in concorrenza sullo stesso argomento in città così vicine e importanti e in periodi praticamente uguali, è sempre stata una follia in termini. Tutto frutto di campanilismi accesi, ma anche probabilmente di errori e leggerezze del passato il cui peso alla fine ha fatto crollare tutto. Si è perso tanto tempo però, e adesso occorre correre per non inanellare altre figuracce. Sempre che, il 20 settembre quando si svolgerà un altro incontro fra le parti, qualcuno non cambi idea e si arrocchi nuovamente sul proprio campanile. La speranza è che si possa giungere ad un progetto davvero condiviso senza ambiguità e pasticci che penalizzerebbero tutti gli attori, i lettori e le comunità.
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