"Biennale" a Torino in primavera: la democrazia nell'età delle emergenze
La rassegna Biennale Democrazia, alla sua quinta edizione, si svolgerà dal 29 marzo al 2 aprile presentata a Torino presso il Polo del Novecento. Con il presidente Gustavo Zagrebelsky la sindaca della Città Chiara Appendino che conferma il sostegno alla manifestazione

Una nuova Biennale
Biennale Democrazia è una manifestazione culturale promossa dalla Città di Torino e realizzata dalla Fondazione per la Cultura Torino, che giunge nel 2017 alla sua quinta edizione. Obiettivo dell’iniziativa è la diffusione di una cultura della democrazia che sappia tradursi in pratica democratica. Come dal 2009 al 2015 hanno provato a realizzare, con successi sempre crescenti, gli organizzatori sostenuti dalle Istituzioni, in particolare il Comune di Torino e l'Assessorato alla Cultura.
Si tratta di un laboratorio permanente d’idee aperto a tutti, con una particolare attenzione nei confronti degli studenti delle scuole superiori e dell’università. Il progetto si articola in una serie di momenti preparatori e di tappe intermedie – dagli incontri negli istituti scolastici ai workshop di discussione tematica – che culminano, ogni due anni, in cinque giorni di appuntamenti pubblici: lezioni, dibattiti, letture, forum, seminari di approfondimento e momenti diversi di coinvolgimento attivo della cittadinanza.Tutto ciò con la presenza dei più autorevoli protagonisti della cultura nazionale e internazionale, e con la collaborazione di oltre 70 tra istituzioni, enti e associazioni, che rendono possibile una ricca circolazione di idee, suggestioni, proposte.
"Uscite d'emergenza" è l'argomento del 2017, di una manifestazione che fin dalla sua prima edizione ha proposto analisi e discussioni sui temi civili e politici. Il programma della quinta edizione è stato presentato dal presidente della manifestazione, Gustavo Zagrebelsky, e dalla sindaca di Torino, Chiara Appendino, anche se i dettagli saranno svelati più tardi. Come sempre il prof.Gabriele Magrin sta elaborando insieme a Zagrebelsky un panel di grande spessore internazionale.
Ad inaugurare la Biennale, il 29 marzo al Teatro Regio, un incontro con Emma Bonino e Lucio Caracciolo. Tra le novità due call per raccogliere le proposte dei cittadini e il coinvolgimento delle periferie, richiesto espressamente dalla sindaca.
Dall'età della crisi, dunque, a quella delle grandi emergenze globali e locali che impediscono o forse limitano i progetti e le grandi narrazioni di lungo periodo. "Viviamo in uno stato di emergenza e incertezza quotidiani - ha detto Zagrebelsky - che rende difficile progettare il futuro. Dobbiamo lavorare insieme su questo tema. La Biennale vuole coinvolgere con forza e in modo interattivo la cittadinanza per creare una nuova comunità consapevole e motivata".
Gli ha fatto eco la Sindaca Chiara Appendino affermando che oggi tutti viviamo in una condizione di emergenza e forse è il tempo di cambiare stili e prospettive. Ripartire dalla periferie - ha proseguito la Sindaco- non solo fisiche ma anche esistenziali, prendendo ispirazione da una delle riflessioni più ricorrenti del pontificato di papa Francesco. In questi mesi gruppi di giovani lavoreranno in laboratori teorici e pratici come ha ricordato il direttore organizzativo Angela La Rotella.
Il nostro tempo è segnato dalle emergenze - ricorda il manifesto della manifestazione - : nuove guerre, minacce terroristiche, trasformazioni climatiche e rischi ambientali, l'incertezza personale e quella legata al lavoro. Quando parliamo di emergenze, però, non intendiamo solo le crisi, le difficoltà, le incertezze e i problemi legati a una situazione di stringente necessità ma anche, letteralmente, ci riferiamo a ciò che emerge: alle nuove tecnologie, ai nuovi gruppi sociali, ai nuovi stili di vita e alle nuove forme di economia.
Per questo Biennale Democrazia ha declinato il tema in quattro percorsi nel tentativo di proporre un'analisi sotto molteplici punti di vista:
- Stati di necessità: quali sono i fenomeni che corrispondono a un effettivo stato di necessità? E tra questi – migrazioni, terrorismo, lavoro, cambiamento climatico, conflitti - quali sono i problemi ineludibili, ai quali non possiamo non dare una risposta?
- Società dell'incertezza: il disorientamento che proviamo di fronte a queste situazioni di crisi, talvolta, è alimentato anche dalla percezione del problema più che dalla sua natura reale. Da qui, un senso di incertezza che tocca differenti ambiti della nostra esistenza quotidiana: quello psicologico, relazionale, lavorativo. Come affrontiamo questo senso di smarrimento?
- Governo delle emergenze: come si possono coniugare democrazia e gestione delle emergenze? Ovvero, come governare situazioni che per loro natura richiedono decisioni rapide e perentorie e che possono comportare limitazioni dei diritti e deroghe alle garanzie costituzionali?
- Nuovi inizi: la nostra società, però, è sempre più caratterizzata anche dall'emergere di nuovi modi di vivere che coinvolgono la famiglia, il lavoro, l’ambiente, la solidarietà, la religiosità, la comunicazione, l'impatto delle tecnologie nella quotidianità, la produzione, i consumi e, naturalmente, la politica. Quali sono i nuovi scenari con i quali ci confrontiamo?
La Fondazione per la Cultura chiude ma non smobilita
"Chiuderemo la Fondazione per la Cultura, come da nostro programma, ovviamente senza creare danni al settore e agli ottimi progetti portati avanti dalla Fondazione come Biennale Democrazia". Lo ha confermato la sindaca di Torino, Chiara Appendino, a margine della presentazione dell'edizione 2017 di Biennale Democrazia. La prima cittadina ha spiegato che si tratta di "un percorso lungo, certamente non immediato, che verrà intrapreso con i soggetti coinvolti e per il bene della città. Vogliamo riportare all'interno dell'amministrazione comunale le attività e i progetti curati ora dalla Fondazione".
Dal canto suo, Angela La Rotella, segretario della Fondazione ha aggiunto: "Devo dire di aver trovato grande disponibilità nella nuova giunta, sono la prima a essere interessata a capire come sarà questo progetto che spero salvaguardi quanto facciamo, ricordo solo che la maggior parte delle persone che operano in Fondazione sono già dipendenti del Comune".
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