Costruire il futuro
Il 2018 sarà un anno da vivere insieme sperando in azioni positive e cristianamente e umanamente ispirate
Inizia un nuovo anno, che come sempre accade, è carico di speranze. Sarà migliore o peggiore del precedente. Difficile dirlo e soprattutto ingenuo pensarlo.
Siamo in un tempo complesso: un mondo in fiamme, zone di guerra, scontri fratricidi e dinamiche economico-politiche globali spesso indecifrabili per la loro articolata ramificazione. Pensiamo al Medio Oriente, all’Africa ai paesi dell’Asia, ma anche alla stessa Europa (su il nostro tempo si può leggere un ampio Focus sul tema) che stenta ad avere un’anima comune, in grado di fare sintesi tra le varie tradizioni nazionali e culture, per porsi come polo di sviluppo culturale e di pace nello scacchiere mondiale. E infine gli Stati Uniti, la Russia e la Cina che controllano, in ordine sparso e con non poche preoccupazioni il quadro internazionale sempre più interdipendente.
Per l’Italia si apre un anno importante, le riforme istituzionali, la legge elettorale, la svolta in economia e le problematiche riguardanti la normativa sull’estensione dei diritti, spesso proposte con un’aggressiva campagna ideologica, non fanno certo sperare in un armonico compromesso o mediazione virtuosa tra le parti politiche.
Insomma tanti sono gli impegni, le sfide, le prospettive. La comunità ecclesiale torinese è pronta a raccoglierle. Non solo dando una risposta alle emergenze (lavoro, casa, profughi, giovani in cerca di lavoro), ma insieme, nella logica dell’Agorà del Sociale, per costruire una città dell’uomo più accogliente, inclusiva e dove tutti hanno gli stessi diritti e doveri. La frontiera della integrazione, tra culture, tradizioni, religioni sarà l’impegno più arduo, oltre i proclami e i buoni propositi, per il prossimo anno e quelli a venire. Ripartiamo con il coraggio e la tenerezza del Vangelo, la volontà di considerare il mondo come il luogo dove crescere e dare dignità, giustizia e verità ad ogni esistenza.
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