Voci dal Salone, il contatto con chi legge è fondamentale
A colloquio con Gabriella Segarelli sull’editoria cattolica al Salone del Libro 2016

Direttore editoriale della Effatà, piccola casa editrice torinese (la sua sede si trova a Cantalupa) che ha da poco compiuto vent’anni opera nel settore, Gabriella Segarelli Pellegrino ci accoglie nel suo stand per parlare del salone e le fatiche e le speranza di un piccolo editore d'ispirazione cattolica.
“Lo stato di salute dell’editoria cattolica piemontese - afferma Segarelli - è forse un poco febbricitante anche perché il problema vero è come oggi ci mettiamo in comunicazione con il lettore. Coloro che leggono sono molto cambiati e soprattutto è aumentato il numero di persone che oggi si fa delle domande sul senso della vita e sui temi della spiritualità. Anche per il contesto storico in cui stiamo vivendo che ci pone maggiori domande. La difficoltà è capire con quali parole e quali linguaggi comunicare, perché il lettore è cambiato e continua a cambiare rispetto al passato”.
Ma allora perché essere presenti al Salone nonostante le difficoltà? “ Per noi, come per molti piccoli editori, il Salone è una fatica ma è necessario per farci conoscere e presentare tutte le iniziative non solo editoriali. Prima di tutto ci permette di stare in contatto con chi legge i nostri libri. Da loro riceviamo commenti, critiche, giudizi, indicazioni, sulla grafica, le copertine, soprattutto gli argomenti dei libri. Tutti molto puntuali. Tante le domande che ci aiutano a ridefinire cosa siamo e cosa facciamo e come orientare il nostro lavoro nonostante le critiche. L’interrogativo è davvero come dare espressione e lettera alle sfide, le paure e le speranze dell’umanità, partendo dalla spiritualità”.
“La novità del nostro Stand quest’anno è l’allestimento di un piccolo studio in cui registriamo delle interviste con i nostri autori che inseriremo sul sito e rilanceremo sui social. Un modo per fare conoscere meglio coloro che lavorano con noi”.
Salone del libro, appunto ma dobbiamo fare sempre di più i conti con il supporto tradizionale e il digitale. Quali prospettive? “Penso che il fatto di leggere sul supporto digitale o su quello cartaceo è soggettivo. E’ vero che il libro continua ad avere un fascino intramontabile. Il libro però, se no è un bestseller di un autore noto, non vende se non viene sostenuto, promosso e presentato, seguito e rilanciato anche e soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione sociali e digitali.
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