Una nonna come guida, il racconto degli autori
Nella meravigliosa chiesa del 1642 costruita dai Carmelitani scalzi in onore di Santa Teresa d’Avila ed in seguito anche dedicata a Santa Teresa di Lisieux, il racconto degli autori del volume sulla nonna del Papa

Accolti con benevolenza e simpatia da Padre Giustino Zoppi, il Priore, riviviamo nella chiesa che aveva già fatto da cornice alla presentazione del loro libro "Nonna Rosa, la roccia delle Langhe, da Cortemilia all'Argentina" sensazioni e pensieri dei due autori Orsola Appendino e Giancarlo Libert, abbiamo rivolto qualche domanda ad entrambi.
Signora Orsola, perché aver scelto Papa Francesco e nonna Rosa per scrivere un libro? Per il loro legame particolare con il Piemonte o per altro?
Per due cose: un po’ perché sono rimasta affascinata da questo Papa e di riflesso dalla nonna della quale lui parla tanto, e un po’ perché sono rimasta incuriosita da questo legame con il Piemonte che ho voluto approfondire.
Quale parte della vita di nonna Rosa l’ha affascinata di più? La parte piemontese o quella argentina?
Sicuramente la parte piemontese e torinese. Dalla nonna in Argentina so ancora ben poco ma si è capito subito che questa donna era una donna “tosta”, che ha vissuto una vita di fede e di lavoro, con esperienze anche pericolose.
Lei parla spesso di coincidenze strane, di disegno del destino e di Dio, di premonizione (p171), era dunque destino che Rosa Vassallo incontrasse Giovanni Bergoglio?
Penso di si, Rosa Vassallo ha vissuto sotto la protezione della Madonna del Todocco, ha vissuto a Torino, città della Sindone e dei Santi sociali, ha preso parte attiva nelle associazioni cattoliche.
Adesso che conosce le vite del Papa e di sua nonna, quale personaggio l’ha colpita di più?
Per me sono un tutt’uno poiché il Papa è un pezzo di nonna Rosa. Francesco nei suoi discorsi parla di “Orfananza” rappresentata dalle famiglie spesso allargate ma molto distanti fra di loro nei sentimenti, famiglie che non hanno più una vera radice; le famiglie di una volta vivevano tutte insieme con nonni, vecchie zie, adesso sono famiglie che sembrano sospese.
Come si sente dopo aver scritto questo libro?
Mi sento più ricca spiritualmente e felice di aver incontrato e fatto conoscere tra di loro i vari parenti del Papa, ho conosciuto persone molto diverse e sono stata “contaminata” positivamente da tutti loro
Padre Giustino, questa “luce accesa” sulla vostra chiesa per via dei nonni del Papa che vi si sono sposati e del papà Mario che vi è stato battezzato, cosa cambia per Lei e per i suoi confratelli?
Non influisce più di tanto, devo dire che da una parte mi rende felice, ma da l’altra, essendo un tipo “basso profilo” mi sento un po’ a disagio! Alla propaganda preferisco la spiritualità!
Padre, Lei viene dalla Liguria, trova una differenza tra la spiritualità ed il modo di vivere la religione in Liguria rispetto al Piemonte?
La Chiesa torinese è più viva rispetto a quella di Genova, forse dovuta alla presenza nei secoli dei Santi sociali, della Sindone, anche il Cardinale Ballestrero sotto questo aspetto è stato un grande pastore, un gran maestro di spirito. A Torino, la domanda di spiritualità è alta, non a caso, il Centro di Spiritualità è nato su richiesta anche di amici laici.
Padre, un’ultima domanda: ma questa richiesta è dovuta anche alla durezza dei tempi odierni, alla crisi?
In qualche modo la crisi può diventare un elemento di riflessione, un “salvagente” al quale aggrapparsi, ma più si va avanti e più noto la richiesta di valori che sembravano scomparsi.
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