Il passaggio come paradigma, dopo Biennale Democrazia a Torino

Una riflessione sul'inaugurazione della edizione 2015 dell'iniziativa che riscuote sempre un ampio successo di pubblico

Parole chiave: biennale (5), democrazia (17), incontro (27), iniziativa (3), torino (730)
Il passaggio come paradigma, dopo Biennale Democrazia a Torino

“Passaggi” è stata la parola chiave della Biennale della democrazia svoltasi dal 25 al 29 marzo, un progetto della Città di Torino realizzato dalla Fondazione per la cultura di Torino con il patrocinio della regione Piemonte e dell’Università degli Studi di Torino. Sono stati cinque giorni intensi di dibattito, dialogo, spettacoli e concerti, e proprio per inaugurarli è stato scelto di introdurre il tema tramite l’arte di Ursula Biemann, un’artista che si occupa di fornire una rappresentazione del fenomeno della migrazione tramite la realizzazione di video.

«È stato scelto di inaugurare la biennale della democrazia tramite una forma di arte– spiega il rettore dell’Università di Torino Gianmaria Ajani – in quanto l’arte stessa stimola il diritto, propone nuove sfide e ha sempre un occhio rivolto al futuro e alle possibili alternative.». L’obiettivo infatti è stato proprio quello di analizzare il concetto di democrazia dal punto di vista della mobilità, della correlata geografia del territorio, e dello spazio visivo che segna i confini globali.

In particolare i video Sahara Chronicle e Deep Weather di Biemann che durante l’inaugurazione sono stati proiettati e che è possibile osservare nell’edificio D4 del campus Luigi Einaudi, analizzano il fenomeno dell’immigrazione in tutto e per tutto, dal punto di vista umano, attraverso le storie vere di persone intervistate che attraversano il deserto del Sahara per giungere in Europa, e anche dei passaggi di terra, acqua e aria di cui l’ambiente è vittima ovvero il cambiamento climatico.

L’intento di Biemann nei suoi video è proprio quello di far emergere in maniera oggettiva la situazione di altre popolazioni che sono alla ricerca di un futuro migliore, attraverso le interviste, ascoltando e osservando le immagini non affiorano sentimenti di compassione, quanto piuttosto di indignazione per ciò che avviene dall’altra parte del mondo a causa di decisioni dei Paesi più sviluppati, perché ancora una volta a risentirne sono i Paesi e le zone come il Bengala più povere che non hanno i mezzi necessari per affrontare cambiamenti climatici come l’innalzamento del livello del mare che sommerge intere aree. «Diversamente da quanto avviene nel giornalismo- spiega Ursula Biemann-  ovvero raccontare una singola esperienza per comunicare delle emozioni, le quali dal punto di vista politico non portano da nessuna parte, io desidero offrire un punto di vista oggettivo sul fenomeno dell’immigrazione e le relative cause che la comportano.»

Inoltre nella main hall del nuovo campus per l’occasione è stata allestita una mostra fotografica intitolata “Passaggi di confine, mobilità globale” di Eva Leitolf e Victor López González che offre due diversi punti di vista sui mondi di confine e i passaggi di esseri umani e merci e sarà possibile ammirare questi scatti fino al 25 aprile.

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