Il Salone delle meraviglie proiettato nel futuro
Il presidente Rolando Picchioni: la Germania, Paese ospite, è la più grande potenza editoriale europea. La sua presenza sancisce l’importanza della manifestazione di Torino, in programma dal 14 al 18 maggio

«Porteremo il Salone del libro negli oratori salesiani tutto l’anno. I ragazzi saranno protagonisti, non solo spettatori, di letture, incontri con gli autori, iniziative varie. Pensiamo che questi spazi abbiano un’anima, non siano solo cortili dove si gioca al pallone. Una iniziativa che nasce anche grazie alla sensibilità, oltre che dei salesiani, del sindaco di Torino Fassino».
Rolando Picchioni, presidente del Salone del libro di Torino, è un ragazzo di 78 anni: ti guarda con l’aria del primo della classe, ma quello simpatico, e con l’entusiasmo del giovane colto. E’ al timone del Salone del 1998, orgoglioso, come dice, «di aver respinto gli assalti di Milano per portarlo via a una città che amo profondamente. Ma gli assalti», aggiunge, «non sono finiti…».
Allora ci dica subito come giudica il cammino del Salone in questi 17 anni nei quali lei è stato al vertice…
Si poteva fare di più? Come sempre, sì. Ma sono molto contento del lavoro fatto. Innanzitutto, come ho detto, perché amo Torino e credo che il Salone abbia mostrato quanto di meglio riesce ad esprimere. E poi considero un grande successo aver dato una voce pluralista al Salone proprio in una città che è stata per lungo tempo monopolio della cultura azionista e marxista. Si poteva fare un Salone condizionato da questo retaggio storico che ha visto per lungo tempo, ad esempio, la cultura cattolica chiusa in chiesa e muta in piazza. Ricordo invece che sono passati da noi Ruini, Scola, Ravasi, il segretario di Stato vaticano Parolin, solo per citarne alcuni.
Veniamo all’edizione di quest’anno: il tema è «Le meraviglie d’Italia». C’è qualche legame con l’Expo di Milano?
Naturalmente sì. Non siamo insensibili a un avvenimento così importante. Il tema dell’Expo di Milano richiama altri temi contigui. Affrontiamo il tema dell’Expo «Cibo per il corpo, cibo per la mente» a un livello più alto: analizzare il bello dell’Italia d’oggi è anche parlare di come si vive, dei comportamenti antropologici e di come questi comportamenti provochino anche rapporti antagonistici: ma sono anche vitali? Oppure solo sterili proteste? Dai comportamenti si ha un quadro della creatività nei vari settori della vita culturale, tecnico-scientifica e relazionale in un Paese dove si incontrano ormai molte lingue e culture diverse. E «Lingua madre» vuole portare alla conoscenza di tutti valori ed esperienze culturali che non sarebbero venuti alla luce. La bellezza d’Italia è tutto questo, non solo le meraviglie della sua storia passata. Noi vogliamo indagare come il passato si è inverato nel presente e come si può proiettare nel futuro.
leggi l'intervista completa su «il nostro tempo» di domenica 1 febbraio
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