In una buona scuola il sapere è educativo
Inizia un nuovo anno scolastico molto importante e decisivo per il futuro dell'istruzione

Occorrerà molto tempo – secondo alcuni osservatori almeno due-tre anni – prima di poter vedere completato il riordino della scuola approvato nei mesi scorsi. Il provvedimento infatti per entrare nella piena operatività dovrà essere in via preliminare completato da una serie di decreti attuativi e di regolamenti che richiederanno molti mesi, forse un anno, per essere sistemati. Solo a questo punto le nuove norme entreranno a regime e si potrà verificarne la forza innovatrice.
L’anno scolastico che sta iniziando non sarà, dunque, ancora piena espressione della “Buona Scuola” e, anzi, risentirà addirittura in negativo delle tensioni che ne hanno accompagnato la messa a punto e il dibattito parlamentare. Numerosi docenti ex precari sistemati in ruolo lontano da casa minacciano infatti proteste e ricorsi e per coprire i posti restati finora scoperti per mancanza di insegnanti (come nel caso delle discipline scientifiche e tecnologiche) occorrerà ancora procedere alla nomina di supplenti, perpetuando quello che la “Buona Scuola” avrebbe voluto eliminare: la cosiddetta “supplentite”.
Bisogna, poi, mettere nel conto soprattutto le proteste dei sindacati che, dopo il braccio di ferro sostenuto (e perduto) con il governo minacciano un autunno caldissimo con scioperi, applicazione minuziosa dei regolamenti scolastici, proteste congiunte con gli studenti. Già in questi giorni alcune schermaglie tra l’Associazione dei presidi e gli altri sindacati sul nuovo ruolo dei capi istituto (notevolmente ampliati dalla legge) lasciano intendere che non sarà facile comporre nelle scuole punti di vista alquanto diversi.
Fibrillazioni normali se guardiamo a quando accaduto là ove si sono attuati interventi sostanziosi sulla scuola, dalla Gran Bretagna alla Francia (per citare due soli esempi). Le reazioni sono stati assai forti e le opposizioni durature nel tempo con molte difficoltà a mettere in moto i cambiamenti. Se ci accontentiamo del proverbio “ma comune mezzo gaudio”, possiamo dire di stare in buona compagnia e di sperare che anche da noi passi la ventata di protesta.
In una prospettiva più generale occorre interrogarsi se la scuola debba solo soddisfare le esigenze di quanti vi lavorano (beninteso legittime) oppure se la scuola abbia una primaria e principale funzione civile ed educativa e, dunque, una grave responsabilità sociale di fronte alle famiglie e agli studenti. Cosa pensare, per rifarci a un solo recente esempio, di quei docenti – circa il 20% delle scuole superiori, in specie nelle regioni meridionali – che per protesta nel maggio scorso hanno invitato i ragazzi a sabotare le prove Invalsi sui livelli di apprendimento? Come può essere credibile sul piano dell’esempio educativo un insegnante che disattende i compiti previsti per legge?
Per essere davvero “buona” la scuola ha bisogno di insegnanti “buoni” e cioè efficaci sul piano educativo. Comunque la pensino e comunque intendano tutelare i propri diritti, essi sono chiamati a essere non solo erogatori di sapere (speriamo di qualità), ma anche figure adulte significative, credibili, costruttive. Un impegno non da poco che dovrebbe far riflettere quei genitori che sono in perenne conflitto con gli insegnanti dei figli.
Non è necessario consultare gli studi di psicologi e pedagogisti per capire che oggi fare scuola è molto difficile con molti ragazzi con stati di disagio, iperattivi, sfiduciati, attratti da una medialità ormai senza limiti nella quale riservano ansie e aspettative. Trovare un bravo insegnante che è anche capace di sensibilità educativa significa davvero scoprire un tesoro. E’ quello che vorrebbero tutti i genitori.
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