Religioni per la pace per contrastare la violenza e la cultura della morte
«Dio disperda i progetti di terrore. Basta sangue. Chiedo a Dio di convertire il cuore dei violenti accecati dall’odio»

È l’insistente preghiera di Papa Francesco che ha seguito «con grandissima preoccupazione le terribili notizie da Nizza»; che manifesta «partecipazione e solidarietà alla sofferenza delle vittime e del popolo francese»; condanna «nel modo più assoluto ogni manifestazione di follia omicida, di odio, di terrorismo e ogni attacco contro la pace».
Domenica 17 luglio 2016 all’Angelus il Pontefice si dice «vicino a ogni famiglia e all’intera nazione francese. Dio, Padre buono, accolga tutte le vittime nella sua pace, sostenga i feriti e conforti i familiari; Egli disperda ogni progetto di terrore e di morte, perché nessun uomo osi più versare il sangue del fratello. Un abbraccio paterno e fraterno a tutti gli abitanti di Nizza e a tutta la Nazione francese».
Terrificante il bilancio delle vittime dell’attentato sulla Promenades des Anglais, chiusa alla circolazione per la festa nazionale del 14 luglio: 84 morti, fra i quali 10 minori, bambini e adolescenti; 202 i feriti di cui 52 gravissimi e 25 in rianimazione. Un tir bianco di 14 tonnellate sfonda il cordone di sicurezza, corre a folle velocità tra la folla e uccide adulti e bambini, francesi e stranieri, finché l’attentatore - Mohamed Lahouaiej Bouhlel, franco-tunisino di 31 anni – è ucciso dalla polizia. Il sedicente Stato islamico rivendica la strage, che corrisponde ai dettami diffusi dai criminali: sui media e sulle riviste incitano a colpire l’Occidente usando anche mezzi di trasporto.
André Marceau, vescovo di Nizza, parla di «carneficina scioccante, di barbarie inaccettabile e intollerabile. Il nostro Paese è stato colpito a morte proprio mentre viveva un momento di unità nazionale. Più che mai la solidarietà nazionale deve essere più forte del terrorismo». Olivier Ribadeau Dumas, segretario della Conferenza episcopale, è convinto che «la solidarietà nazionale sarà più forte del terrorismo».
Dei vescovi italiani si fa portavoce il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale. Intervistato da «TV2000» riconosce che «questo ennesimo episodio di violenza, di terrore, di follia omicida, si inserisce in un contesto generale che deve destare preoccupazione e riflessioni comunitarie: l’Europa non deve scoraggiarsi, deve credere in se stessa, deve ripensare meglio se stessa, anche sotto la spinta delle minacce al Continente e ai suoi valori».
Il dolore e la costernazione delle Chiese europee «per l’ennesimo e indiscriminato atto di violenza» è espresso dalla Conferenza delle Chiese europee (Cec), che riunisce le Chiese ortodosse, protestanti e anglicane: «Siamo più che mai coscienti dell’eredità lasciata dalla Rivoluzione francese e dal XVII secolo che promuove i valori di uguaglianza e legalità e uno Stato che lotta per garantire a tutte le religioni pari diritti». Aggiunge Heikki Huttunen, segretario della Cec: «Attraverso sforzi di pace e riconciliazione dobbiamo perseverare nel coltivare un’atmosfera di fiducia e di accoglienza con tutte le persone di fede e di buona volontà».
Anche il mondo islamico esprime grande solidarietà alla Francia. L’Università di Al-Azhar de Il Cairo, massima istituzione sunnita, formula un secco rifiuto della violenza: «Questi atroci attentati contraddicono gli insegnamenti dell'Islam». Il Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm) e della Grande Moschea di Parigi parlano di «attacco odioso e spregevole che colpisce la Francia nel giorno in cui si celebrano i valori di libertà, uguaglianza e fraternità». Dalil Boubakeur, rettore della Grande Moschea di Parigi condanna con fermezza «questo odioso e orribile attentato criminale di massa»; invita «all'unità di tutti i cittadini in questa nuova prova che addolora la comunità nazionale».
La novità è rappresentata dalle dimissioni di Hocine Drouiche, vice-presidente degli imam di Francia: «Condanno queste istituzioni (musulmane) incompetenti che non hanno fatto nulla per la pace sociale e continuano a ripetere che non esiste l'estremismo. Ormai non si può più distinguere tra Islam e islamismo».
Perché Papa Francesco non parla anche della Turchia, del tentativo di colpo di Stato dell’Aeronautica, della pesantissima vendetta le presidente dittatore Erdogan? Quando dice: «Dio disperda i progetti di terrore. Basta sangue» chiaramente condanna tutte le stragi. La cosa interessante è che i capi delle comunità religiose della Turchia condannano, in una dichiarazione congiunta, il terrore e la violenza: «Dio protegga la nostra nazione e l’intera umanità. Il terrore e la violenza non possono mai essere difesi né considerati legittimi. Uccidere non è assolutamente accettato dai credenti». Firmano la dichiarazione: Mehmet Görmezil, direttore degli Affari Religiosi (Diyanet); Bartolomeo, patriarca ecumenico di Constantinopoli; Rav Izak Haleva, capo dei rabbini turchi; Aram Ateşyan, patriarca degli armeni; Yusuf Çetin, capo della comunità assirio-cattolica; Yusuf Sağ, patriarca assirio-cattolico: «Faremo tutto il possibile per prevenire il terrore e la violenza e per far prevalere l’amore e la giustizia. Dio protegga la nostra nazione e l’intera umanità».
Intervistato sulla Turchia da «Radio Vaticana», Fulvio Scaglione, vicedirettore di «Famiglia cristiana» ed esperto del Medio Oriente, si aspetta «un giro di vite molto duro»; dice che il dittatore Erdogan «è reduce da una serie di fallimenti della sua politica con i curdi, con la Siria, con la Russia con la quale si è dovuto addirittura scusare»; osserva che Erdogan «ha in qualche modo re-islamizzato la Turchia, ha garantito anni e anni di fortissimo e benefico impulso economico, ha adottato una sorta di islamismo moderato, ha impedito che l’islamismo estremista, che dilaga in tante altre parti del Medio Oriente, prenda piede in Turchia».
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