GMG, il Vangelo ai tempi di internet

Alla Messa conclusiva il Papa esorta i giovani con un linguaggio hi-tech. La prossima edizione a Panama nel 2019. La GMG? Comincia oggi e continua domani a casa con Gesù.

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Alla Messa conclusiva il Papa esorta i giovani con un linguaggio hi-tech. La prossima edizione a Panama nel 2019. La GMG? Comincia oggi e continua domani a casa con Gesù.

“Cari giovani, siete venuti a Cracovia per incontrare Gesù”. Sono più di due milioni i ragazzi che hanno assistito oggi alla Santa Messa celebrata da Papa Francesco al Campus Misericordiae di Cracovia.

Una folla oceanica, immensa, ma soprattutto spiritualmente “connessa”, come ha osservato lo stesso Pontefice utilizzando un linguaggio hi-tech: “installate bene la connessione più stabile, quella di un cuore che vede e trasmette il bene senza stancarsi. E quella gioia che gratuitamente avete ricevuto da Dio, per favore, gratuitamente donatela (cfr Mt 10,8), perché tanti la attendono! E la attendono da voi”. Il Vangelo ai tempi di internet.

L’incontro con Gesù

E’ ancora forte l’eco del discorso di ieri , pronunciato proprio in questo luogo, dove tantissimi giovani hanno bivaccato nella notte, per non perdere neppure un istante di questa GMG. I giovani sono qui per incontrare non solo il Papa, ma soprattutto Gesù. Ed è proprio da un incontro con Gesù che inizia l’omelia di Francesco: quello avvenuto con Zaccheo, narrato dall’evangelista Luca (cfr Lc 19,1-10).  Come Francesco a Cracovia, Gesù a Gerico non si limita a predicare, o a salutare qualcuno, ma “desidera avvicinarsi alla vita di ciascuno, percorrere il nostro cammino fino in fondo, perché la sua vita e la nostra vita si incontrino davvero”.

Zaccheo era un ricco collaboratore “degli odiati occupanti romani”; era “uno sfruttatore del suo popolo”, uno che, per la sua cattiva fama, non poteva nemmeno avvicinarsi al Maestro. Ma l’incontro con Gesù gli cambia la vita, come è stato e ogni giorno può essere per ciascuno di noi. Zaccheo, però, ha dovuto affrontare alcuni ostacoli per incontrare Gesù. Non è stato facile, per lui, ha dovuto affrontare alcuni ostacoli, almeno tre, che possono dire qualcosa anche a noi.

Il primo ostacolo: la bassa statura

“Zaccheo - ha osservato il Papa - non riusciva a vedere il Maestro perché era piccolo”. Anche oggi possiamo correre il rischio di “stare a distanza da Gesù” perché “non ci sentiamo all’altezza”, perché “abbiamo una bassa considerazione di noi stessi”. Questa è una grande tentazione, che non riguarda solo l’autostima, ma tocca anche la fede. Perché la fede ci dice che noi siamo “figli di Dio, e lo siamo realmente” (1 Gv 3,1): siamo stati creati a sua immagine; “Gesù ha fatto sua la nostra umanità e il suo cuore non si staccherà mai da noi; lo Spirito Santo desidera abitare in noi; siamo chiamati alla gioia eterna con Dio! Questa è la nostra statura, questa è la nostra identità spirituale: siamo i figli amati di Dio, sempre”.

“Capite allora - ha proseguito Francesco - che non accettarsi, vivere scontenti e pensare in negativo significa non riconoscere la nostra identità più vera: è come girarsi dall’altra parte mentre Dio vuole posare il suo sguardo su di me, è voler spegnere il sogno che Egli nutre per me”. Dio ci ama così come siamo, e nessun peccato, difetto o sbaglio gli farà cambiare idea. “Per Gesù – ce lo mostra il Vangelo – nessuno è inferiore e distante, nessuno insignificante, ma tutti siamo prediletti e importanti: tu sei importante! E Dio conta su di te per quello che sei, non per ciò che hai: ai suoi occhi non vale proprio nulla il vestito che porti o il cellulare che usi; non gli importa se sei alla moda, gli importi tu, così come sei. Ai suoi occhi vali e il tuo valore è inestimabile”.

Quando nella vita ci capita di puntare in basso anziché in alto, può aiutarci questa grande verità: “Dio è fedele nell’amarci, persino ostinato”. Ci aiuterà pensare che ci ama più di quanto noi amiamo noi stessi, che crede in noi più di quanto noi crediamo in noi stessi, che “fa sempre il tifo” per noi come il più irriducibile dei tifosi. “Sempre ci attende con speranza, anche quando ci rinchiudiamo nelle nostre tristezze, rimuginando continuamente sui torti ricevuti e sul passato”.

Attenti al virus!

“Ma affezionarci alla tristezza - ha osservato il Papa - non è degno della nostra statura spirituale! E’ anzi un virus che infetta e blocca tutto, che chiude ogni porta, che impedisce di riavviare la vita, di ricominciare. Dio, invece, è ostinatamente speranzoso: crede sempre che possiamo rialzarci e non si rassegna a vederci spenti e senza gioia. E’ triste vedere un giovane senza gioia. Perché siamo sempre i suoi figli amati. Ricordiamoci di questo all’inizio di ogni giornata”. Ci farà bene ogni mattina dirlo nella preghiera: “Signore, ti ringrazio perché mi ami; sono sicuro che tu mi ami; fammi innamorare della mia vita”. Non dei miei difetti, che vanno corretti, ma della vita, che è un grande dono: “è il tempo per amare ed essere amati”.

 

 

Il secondo ostacolo: la vergogna paralizzante

“Zaccheo - ha proseguito Francesco - aveva un secondo ostacolo sulla via dell’incontro con Gesù: la vergogna paralizzante. Su questo abbiamo detto qualcosa ieri sera. Possiamo immaginare che cosa sia successo nel cuore di Zaccheo prima di salire su quel sicomoro, ci sarà stata una bella lotta: da una parte una curiosità buona, quella di conoscere Gesù; dall’altra il rischio di una tremenda figuraccia”. Zaccheo era un personaggio pubblico; sapeva che, provando a salire sull’albero, sarebbe diventato ridicolo agli occhi di tutti, lui, un capo, un uomo di potere, ma tanto odiato. Ma ha superato la vergogna, perché l’attrattiva di Gesù era più forte.

“Avrete sperimentato che cosa succede quando una persona diventa tanto attraente da innamorarsene: allora può capitare di fare volentieri cose che non si sarebbero mai fatte”. Qualcosa di simile accadde nel cuore di Zaccheo, quando sentì che Gesù era talmente importante che avrebbe fatto qualunque cosa per Lui, perché “Lui era l’unico che poteva tirarlo fuori dalle sabbie mobili del peccato e della scontentezza”. E così la vergogna che paralizza non ha avuto la meglio: “Zaccheo – dice il Vangelo – corse avanti”,  “salì” e poi, quando Gesù lo chiamò,  “scese in fretta”. Ha rischiato, si è messo in gioco.

Ma un “messaggino” non basta!

Questo è anche per noi il segreto della gioia: “non spegnere la curiosità bella, ma mettersi in gioco, perché la vita non va chiusa in un cassetto. Davanti a Gesù non si può rimanere seduti in attesa con le braccia conserte; a Lui, che ci dona la vita, non si può rispondere con un pensiero o con un semplice messaggino”!

“Cari giovani - è l’esortazione di Papa Francesco - non vergognatevi di portargli tutto, specialmente le debolezze, le fatiche e i peccati nella Confessione: Lui saprà sorprendervi con il suo perdono e la sua pace. Non abbiate paura di dirgli sì con tutto lo slancio del cuore, di rispondergli generosamente, di seguirlo! Non lasciatevi anestetizzare l’anima, ma puntate al traguardo dell’amore bello, che richiede anche la rinuncia, e un no forte al doping del successo ad ogni costo e alla droga del pensare solo a sé e ai propri comodi”.

Il terzo ostacolo: la folla mormorante

Dopo la bassa statura, dopo vergogna paralizzante, c’è un terzo ostacolo che Zaccheo ha dovuto affrontare, non più dentro di sé, ma attorno a sé. È la folla mormorante, che prima lo ha bloccato e poi lo ha criticato: “Gesù non doveva entrare in casa sua, in casa di un peccatore! Quanto è difficile accogliere davvero Gesù, quanto è duro accettare un Dio, ricco di misericordia” (Ef 2,4). “Potranno ostacolarvi - ha continuato Francesco - cercando di farvi credere che Dio è distante, rigido e poco sensibile, buono con i buoni e cattivo con i cattivi”.

Invece il nostro Padre “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni” (Mt 5,45) e “ci invita al coraggio vero”: essere più forti del male amando tutti, persino i nemici. “Potranno ridere di voi, perché credete nella forza mite e umile della misericordia. Non abbiate timore, ma pensate alle parole di questi giorni: Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia (Mt 5,7)”.

“Potranno giudicarvi dei sognatori, perché credete in una nuova umanità, che non accetta l’odio tra i popoli, non vede i confini dei Paesi come delle barriere e custodisce le proprie tradizioni senza egoismi e risentimenti. Non scoraggiatevi: col vostro sorriso e con le vostre braccia aperte voi predicate speranza e siete una benedizione per l’unica famiglia umana, che qui così bene rappresentate!”.

Lo sguardo di Gesù va oltre i difetti

La folla, quel giorno, “ha giudicato Zaccheo, lo ha guardato dall’alto in basso”; Gesù, invece, ha fatto il contrario: “ha alzato lo sguardo verso di lui”. “Lo sguardo di Gesù va oltre i difetti e vede la persona; non si ferma al male del passato, ma intravede il bene nel futuro; non si rassegna di fronte alle chiusure, ma ricerca la via dell’unità e della comunione; in mezzo a tutti, non si ferma alle apparenze, ma guarda al cuore. Gesù guarda il nostro cuore, il tuo cuore, il mio cuore. Con questo sguardo di Gesù, voi potete far crescere un’altra umanità, senza aspettare che vi dicano bravi, ma cercando il bene per sé stesso, contenti di conservare il cuore pulito e di lottare pacificamente per l’onestà e la giustizia”.

Ed ecco l’esortazione di Papa Francesco: “Non fermatevi alla superficie delle cose e diffidate delle liturgie mondane dell’apparire, dal maquillage dell’anima per sembrare migliori. Invece, installate bene la connessione più stabile, quella di un cuore che vede e trasmette il bene senza stancarsi. E quella gioia che gratuitamente avete ricevuto da Dio, per favore, gratuitamente donatela (cfr Mt 10,8), perché tanti la attendono! E la attendono da voi”.

La GMG comincia oggi

Come Gesù disse a Zaccheo “Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”, coì oggi a noi dice: “Scendi subito, perché oggi devo fermarmi con te. Aprimi la porta del tuo cuore”. “La GMG, potremmo dire, comincia oggi e continua domani, a casa, perché è lì che Gesù vuole incontrarti d’ora in poi”.

La preghiera tra le “chat”, il Vangelo come “navigatore”

Il Signore non vuole restare soltanto in questa bella città o nei ricordi cari, ma “desidera venire a casa tua, abitare la tua vita di ogni giorno”: lo studio e i primi anni di lavoro, le amicizie e gli affetti, i progetti e i sogni. “Quanto gli piace che nella preghiera tutto questo sia portato a Lui! Quanto spera che tra tutti i contatti e le chat di ogni giorno ci sia al primo posto il filo d’oro della preghiera! Quanto desidera che la sua Parola parli ad ogni tua giornata, che il suo Vangelo diventi tuo, e che sia il tuo navigatore sulle strade della vita!”.

Il “disco rigido” della memoria

“Mentre ti chiede di venire a casa tua, Gesù, come ha fatto con Zaccheo, ti chiama per nome. Tutti noi, Gesù chiama per nome. Il tuo nome è prezioso per Lui. Il nome di Zaccheo evocava, nella lingua del tempo, il ricordo di Dio. Fidatevi del ricordo di Dio: la sua memoria non è un “disco rigido” che registra e archivia tutti i nostri dati, la sua memoria è un cuore tenero di compassione, che gioisce nel cancellare definitivamente ogni nostra traccia di male”.

 

 

L’Angelus

Al termine della Celebrazione il Santo Padre ha ringraziato Dio “Padre di infinita Misericordia, perché ci ha concesso di vivere questa Giornata Mondiale della Gioventù”. Poi ha ringraziato il Cardinale Dziwisz e il Cardinale Ryłko, “instancabili lavoratori per questa giornata” e anche “per le preghiere che hanno fatto e con le quali hanno preparato questo evento”; e “tutti coloro che hanno collaborato per la sua buona riuscita”.

Ma il grazie del Papa: “Un immenso grazie” va ai giovani: “Avete riempito Cracovia con l’entusiasmo contagioso della vostra fede. San Giovanni Paolo II ha gioito dal Cielo, e vi aiuterà a portare dappertutto la gioia del Vangelo”.

“In questi giorni abbiamo sperimentato la bellezza della fraternità universale in Cristo, centro e speranza della nostra vita. Abbiamo ascoltato la sua voce, la voce del Buon Pastore, vivo in mezzo a noi. Egli ha parlato al cuore di ciascuno di voi: vi ha rinnovati con il suo amore, vi ha fatto sentire la luce del suo perdono, la forza della sua grazia. Vi ha fatto sperimentare la realtà della preghiera. E’ stata una “ossigenazione” spirituale perché possiate vivere e camminare nella misericordia una volta ritornati ai vostri Paesi e alle vostre comunità”.

“Qui accanto all’altare c’è l’immagine della Vergine Maria venerata da san Giovanni Paolo II nel Santuario di Calvaria. Lei, la nostra Madre, ci insegna in che modo l’esperienza vissuta qui in Polonia può essere feconda; ci dice di fare come lei: non disperdere il dono ricevuto, ma custodirlo nel cuore, perché germogli e porti frutto, con l’azione dello Spirito Santo. In questo modo ognuno di voi, con i suoi limiti e le sue fragilità, potrà essere testimone di Cristo là dove vive, in famiglia, in parrocchia, nelle associazioni e nei gruppi, negli ambienti di studio, di lavoro, di servizio, di svago, dovunque la Provvidenza vi guiderà nel vostro cammino”.

L’annuncio della prossima GMG

“La Provvidenza di Dio - ha osservato il Papa - sempre ci precede. Pensate che ha già deciso quale sarà la prossima tappa di questo grande pellegrinaggio iniziato nel 1985 da san Giovanni Paolo II! E perciò vi annuncio con gioia che la prossima Giornata Mondiale della Gioventù – dopo le due a livello diocesano – sarà nel 2019 a Panamá!”.

“Con l’intercessione di Maria, invochiamo lo Spirito Santo perché illumini e sostenga il cammino dei giovani nella Chiesa e nel mondo, perché siate discepoli e testimoni della Misericordia di Dio”.

Gli ultimi appuntamenti di questa GMG

Papa Francesco ha incontrato gli organizzatori ed i volontari della GMG alla Tauron Arena, il grande palazzo dello sport che si trova a 10Km da Cracovia. Qui è stata letta la toccante testimonianza del giovane organizzatore, ideatore della scenografia della GMG, deceduto ad inizio luglio in seguito ad una malattia incurabile. Poi si sono susseguiti i racconti di numerosi altri volontari.

Papa Francesco aveva preparato un discorso di 5 pagine… “un po’ noioso” così è stato messo da parte ed il Santo Padre ha parlato a braccio in spagnolo, come spesso ama fare con i giovani per un dialogo più diretto ed immediato:

“Il vescovo, quando ha fatto una presentazione, gli ho detto – non so se capirete questa parola – un complimento adulatorio: ‘Voi siete la speranza del futuro’. Ed è vero! Però a due condizioni. Volete essere speranza per il futuro? Sì? Sicuri? [rispondono: “Sì!”] Allora a due condizioni: no, non occorre pagare il biglietto d’ingresso… La prima condizione è avere memoria, chiedermi da dove vengo; la memoria del mio popolo, la memoria della mia famiglia, del mio Paese, di tutta la mia storia. La testimonianza della seconda volontaria era piena di memoria, piena! Memoria di un cammino, memoria di quanto ho ricevuto dai miei genitori. Un giovane smemorato non può essere speranza per il futuro. E’ chiaro? [rispondono: “Sì!”]

“’Padre, come faccio per avere memoria?’ – ‘Parla con i tuoi genitori, parla con gli adulti. Soprattutto parla con i nonni’. E’ chiaro? In modo tale che se voi volete essere speranza del futuro dovete ricevere la torcia del nonno e della nonna. E’ chiaro?”.

“Mi promettete che per preparare Panama parlerete di più con i nonni? [rispondono: “Sì!”] E se i nonni già sono andati in cielo, parlerete comunque con gli anziani e chiederete loro? [rispondono: “Sì!”] Chiedete loro, perché loro sono la saggezza del popolo. Quindi per essere speranza la prima condizione è avere memoria.  ‘Voi siete la speranza del futuro’ vi ha detto il vescovo”.

“Poi, la seconda condizione:  se per il futuro sono speranza ed ho memoria del passato, mi rimane il presente. Cosa devo fare nel presente? Avere coraggio. Avere coraggio! Essere coraggioso: essere coraggioso! Non spaventarsi. Abbiamo ascoltato la testimonianza, l’addio di questo nostro amico che è stato sconfitto dal cancro: lui voleva essere qui! Non è arrivato, ma ha avuto il coraggio, il coraggio di affrontare, il coraggio di continuare a lottare, anche nella peggiore condizione. Questo giovane oggi non è qui ma quel giovane ha seminato speranza per il futuro. Quindi per il presente coraggio. “Per il presente?” [rispondono: “Coraggio!”] Valentia, coraggio. E’ chiaro?. Quindi se avete …. Quale era la prima cosa? [rispondono: “Memoria”] E se avete [rispondono: “Coraggio!”] sarete la speranza [rispondono: “Futuro!”] E’ tutto chiaro? Bene!”.

“Io non so se io ci sarà a Panama, ma vi posso assicurare una cosa che Pietro ci sarà a Panama. E Pietro vi chiederà se avete parlato con i nonni, se avete parlato con gli anziani per avere memoria, se avete avuto coraggio e audacia per affrontare la situazione e se avete seminato per il futuro. E a Pietro rispondere [rispondono: “Sì!”]. E’ chiaro?. Che Dio vi benedica tanto. Grazie. Grazie per tutto! E adesso tutti insieme, ciascuno nella propria lingua, preghiamo la Vergine.

Il decollo dell’aereo – un B787 della Lot – che riporta il Santo Padre a Roma è decollato alle 19.30. L’arrivo all’aeroporto internazionale “Leonardo da Vinci” di Fiumicino è previsto per le ore 21.25.

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