Europa al bivio, rilancio o fallimento
Viaggio dentro al Parlamento Europeo: a Strasburgo tanta burocrazia, pochi ideali. La speranza nei giovani: c'è voglia di Unione

Il 60° anniversario del Trattato di Roma si sta avvicinando e l’Europa è avvolta in una crisi profonda. Le difficoltà dell’Eurozona, la Brexit, gli attacchi terroristici e i flussi di rifugiati e profughi, la situazione della Grecia e ancora il tema del congelamento della richiesta della Turchia di adesione. Sono questi solo alcuni dei temi aperti e che l’Unione stenta a definire. Tante le situazioni che stanno mettendo alla prova la sopravvivenza dell’Ue e in discussione la legittimità dei leader europei. E ora l’elezione di Donald Trump alla guida degli Usa rischia di ridefinire i rapporti con l’Europa. Le difficoltà tra paesi guida (Germania e Francia con elezioni in vista nel 2017) e il resto dei 28, l’Est che si smarca, presentano un anniversario della nascita della Comunità che potrebbe rivelarsi una scomoda ricorrenza, piuttosto che una data per il rilancio europeista. A Strasburgo, nel cuore dell’Europa, per conoscere, osservare e raccontare, insieme ad altri colleghi giornalisti del Nord Italia, ho potuto toccare con mano e ascoltare da funzionari e comunicatori la passione di un’idea, l’articolazione e la complessità delle strutture istituzionali e l’affanno delle prospettive.
Tre giorni dentro il «palazzo» europeo, a contatto con la realtà più controversa ma insieme fondamentale per capire il mondo oggi. Un viaggio permesso dall’Ufficio italiano del Parlamento europeo che ha sede a Milano e grazie al lavoro di Marasà, De Girolamo, Forni, Molinari, giornalisti dell’Ufficio stampa e relazioni esterne del Parlamento per l’Italia. Nei tre giorni abbiamo potuto seguire i lavori della sessione plenaria del Parlamento, incontrando i deputati eletti nelle aree del Nord-Est e del NordOvest, sentire funzionari, il mondo che gravita intorno all’Istituzione con ruoli e compiti diversi. Le domande si alternano a più interlocutori, ma spesso senza avere risposte, concrete, scenari e ipotesi politiche possibili. Può il 2017 rappresentare l’anno del rinnovamento per il progetto europeo? Con quali politiche, quali iniziative, quali prospettive economiche e culturali? A Strasburgo tutto gira intorno alle istituzioni europee: il Parlamento e il Consiglio d’Europa. Una tranquilla cittadina di 300mila abitanti che una volta al mese vede la presenza di europarlamentari, funzionari, operatori dei media e tutti coloro che per servizi e lavori di accompagnamento accendono le luci del Palazzo dell’Unione.
Tutto sembra funzionare a meraviglia nella bellissima sede che ospita uno dei più grandi Parlamenti del mondo. Sale di commissioni, salette per incontri, un via vai di funzionari, politici, scuole, gruppi di cittadini, associazioni e ospiti che viaggiano tra le scale mobili con i cellulari attaccati alle orecchie e i collaboratori che elencano gli orari dell’ordine del giorno. Si discute di tutto in Europa e si decide il destino di milioni di abitanti del Vecchio Continente che da qui sembra lontanissimo nelle sue periferie dei 28, con la Brexit domani 27 paesi membri. Nelle stanze europee ci si imbatte in vecchi amici che oggi vivono e lavorano nel contesto europeo ed esternano, chiedendo di non citare il loro nome per carità cristiana, che la situazione è davvero difficile, tanta burocrazia, molto dibattito, ma poca coesione e soprattutto un ping-pong insopportabile e improduttivo tra Commissione, Consiglio dei Ministri (Governi nazionali) e Parlamento. Le istituzioni europee sono sette, tra cui il Parlamento europeo con sede a Bruxelles, che è l’unica assemblea europea ad essere eletta a suffragio universale diretto. Dopo Lisbona gli sono state attribuite maggiori competenze e nuovi strumenti che lo rendono più responsabile dinnanzi ai cittadini. Le grandi effigi dei padri costituenti dell’Europa ci guardano dai grandi pannelli che incombono nei corridoi e nelle ampie aule del Parlamento.
Anche in mensa o al bookshop, o nei corridoi della struttura della città francese, si sente la storia, ma di Adenauer, Schumann e De Gasperi oggi c’è un pallido ricordo o un richiamo strumentale tra gli europarlamentari che incontriamo. Tanti progetti, molti contatti, grandi strategie e dibattito dai temi della agricoltura, il lavoro, i trasporti, la politica estera e l’idea di dare una comune difesa (dopo il fallimento nel dopoguerra della Ced). Qualche spiraglio esiste. Gli onorevoli Cofferati e Bresso abbozzano, insieme a Lara Comi e ad altri colleghi del Nord-Ovest e NordEst una ipotesi, oggi molto remota, la cessione di sovranità ad un Parlamento oggi bloccato da Commissione e Consiglio dei Ministri. Un passo avanti davvero fondamentale per non celebrare ma avviare quel processo di integrazione europea in crisi profondo, molto più dei mercati e dell’economie di scala. Da Strasburgo e dal dibattito a cui abbiamo assistito al Parlamento europeo si comprende che l’Europa ha una identità che ancora è lontana dall’essere consolidata. C’è però una speranza che risiede nelle giovani generazioni, che come in pellegrinaggio, ogni anno, si recano in visita al Parlamento. Tra i giovani c’è voglia di condivisione, di unione. Erasmus è il primo veicolo di coesione, ma non basta. Occorre investire molto di più nel progetto di una Comunità che possa diventare gli Stati Uniti d’Europa.
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