Anima, Dio, Oltre
Un libro di Ermis Segatti sulle tre domande fondamentali dell’uomo

Un incontro semistrutturato di una mattina può essere l’occasione per trovare spunto per un libro. Così è per «Anima. Viaggio nell’invisibile dell’uomo» di Ermis Segatti (Piemme, p. 93, 14,50 euro). «L’incontro fra queste persone», dice infatti l’autore, «mi ha fornito un’antenna in più su una globalità che talvolta confonde, intorno a tre parole lanciate come provocazione: Anima, Dio, Oltre». Queste tre parole corrispondono alle domande che ognuno si pone, formulando poi risposte diverse. Esiste qualcosa di me oltre la mia dimensione materiale? Esiste e come posso concepire e come posso relazionarmi con il divino? Cosa c’è oltre la morte?
Fin dall’inizio l’autore dichiara la natura divulgativa del testo: «queste pagine non intendono vestirsi da trattato filosofico-teologico sul tema dell’anima. Negli ultimi anni sono usciti molti saggi sul tema e intorno ad essi si sono sviluppati dibattiti accesi e complessi. Quanto basta».
Il primo aspetto che emerge dal libro è la pluralità delle definizioni e delle rappresentazioni dell’anima. Infatti, «sotto varie forme e vari linguaggi emerge dell’anima il suo mistero. In diversa misura le grandi tradizioni spirituali dell’umanità cercano di varcarne la soglia. Ma come Mosè di fronte al roveto ardente devono ‘togliersi i calzari’. In ciò sta forse una cifra dell’anima, che si sottrae ad ogni appropriazione».
Da questo punto focale, così sfuggente, l’autore muove per parlare anche di Dio e della morte, intrecciando intorno ai tre fondamentali ancora altri temi: la preghiera, la formazione spirituale, l’autonomia o l’eteronomia dell’etica, la violenza nelle e delle religioni, ecc.
Leggendo il libro, l’impressione prima che se ne ha è quella un po’ straniante della vaghezza del linguaggio. Sottotraccia vi è il grande problema odierno: i tradizionali codici linguistici per parlare di anima, Dio e morte, sono ormai sorpassati, non semplicemente perché fuori moda, ma perché criticati e definitivamente delegittimati dalla riflessione filosofica. Il crollo dei grandi codici è diventato cultura e ora essi sono irreversibilmente improponibili.
Segatti prende atto del cambiamento culturale in corso. A fronte di questi cambiamenti, che spesso portano in ambienti ecclesiali al cupo senso di sconfitta o alla nostalgia retrò, Segatti afferma un atteggiamento di motivato ottimismo: «il cristianesimo nelle terre dell’Occidente non è affatto destinato al tramonto. Incontra piuttosto serie difficoltà a uscire dalla sua assuefazione. Può rigenerarsi, come spesso è avvenuto alle grandi tradizioni spirituali e ai grandi maestri - certamente nella Bibbia –, assumendo la condizione dell’ebreo errante, nel farsi ramingo e straniero sulla Terra e così rendersi capace di accogliere positivamente una rinnovata identità ben oltre quella che la diaspora universale delle tradizioni nel mondo impone a ciascuno di fronte alle altre tradizioni».
Un secondo mutamento è implicito nell’occasione del libro. «Spesso mi sono trovato in circostanze analoghe in paesi lontani, io straniero e cristiano, in contesti di altre tradizioni religiose, in condizioni di minoranza. Più raramente qui a Torino, la mia città, fra molte fedi. Eppure il caleidoscopio composito di quella mattinata è la mia città di oggi». Segatti dispone di una notevole profondità diacronica e ampiezza sincronica sulle diverse tradizioni religiose perciò il testo offre brillanti mappe con le quali orientarsi.
Questa esperienza dice una vera urgenza per la Chiesa: il dialogo interreligioso oggi non si fa solo nelle accademie ma, necessariamente, fra dirimpettai. Anche questa situazione può essere vissuta come un trauma: «ora, per la prima volta, in modo impellente, riesce sempre più difficile dire Dio fra molte fedi». Oppure, seguendo l’autore, essa può essere vissuta come opportunità: «nella condizione attuale si possono aprire spazi fecondi: porre il discorso dal profondo del proprio esistere, con tutto il suo carico di punti interrogativi. Corano, Antico e Nuovo Testamento, e molte tradizioni religiose, ripetono che una chiave fondamentale sta nel rimettersi sulla ‘via’».
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